Dal temperamento allo spettro dei disturbi dell’umore

La valutazione, la gestione e il trattamento dei disturbi dell’umore richiedono un’attenta osservazione dei segni e dei sintomi in tutti gli stati patologici.

I disturbi affettivi sono attualmente classificati in categorie diagnostiche ben definite nel Manuale diagnostico e statistico per i disturbi mentali – Quinta edizione (DSM-5) e nella Classificazione internazionale delle malattie – 11a versione (ICD-11).

Il complesso sistema di sintomi che accompagna questi disturbi rappresenta, tuttavia, una sfida diagnostica per i professionisti che lavorano nel campo della salute mentale. Il rischio di un esame clinico superficiale è quello di concentrarsi solo su alcuni aspetti del disturbo dell’umore.

Spesso si tende a concentrarsi sui principali sintomi dell’ umore, quali la depressione e l’ euforia, escludendo l’ampia gamma di fenomeni che porterebbero a una diagnosi più approfondita come, ad esempio, il disturbo bipolare o gli stati misti (Tavormina 2021 ). In molti casi, il “semplice” ‘episodio depressivo rappresenta solo una fase del più ampio “spettro dell’umore bipolare”.

Nel 1978 Akiskal iniziò a rivoluzionare l’approccio del clinico alla depressione e ai disturbi dell’umore; egli riportò che: “L’uso diagnostico del concetto di “depressione nevrotica” potrebbe non essere più clinicamente significativo, in quanto privo di una sufficiente caratterizzazione fenomenologica e riferito ad un gruppo eterogeneo di disturbi. … I disturbi depressivi rappresentano probabilmente il gruppo più comune di malattie psichiatriche per le quali vengono consultati i medici. Molti clinici hanno l’impressione che l’incidenza di questi disturbi sia in aumento” (Akiskal et al 1978).

Seguendo quanto descritto da Akiskal, possiamo sottolineare l’importanza del corretto approccio del clinico ai temperamenti e alla loro conoscenza. All’interno di un continuum sintomatico ci sono diverse forme di temperamento che sono forme sottosoglia del disturbo bipolare (Tavormina 2019). I temperamenti sono considerati tratti di personalità stabili in riferimento ai ritmi biologici, all’ambiente sociale e alle loro variazioni.

Akikal (1996) ha descritto per la prima volta cinque tipi di temperamento: ciclotimico, depressivo, ipertimico, irritabile e ansioso. Lo stesso autore ha osservato la fluttuazione dei vari tratti temperamentali appartenenti ad uno spettro sintomatologico più ampio: lo spettro bipolare (Akiskal 2002).


La discussione diventa più complessa poiché alcuni autori ritengono che i disturbi dello spettro schizofrenico e bipolare non siano disturbi con entità diagnostiche distinte ma parte di un complesso sistema di disturbi appartenenti a un’unica entità diagnostica (Malhi & Porter 2016).

La ricerca attuale è arrivata al punto di considerare una sovrapposizione della schizofrenia e del disturbo bipolare in termini di sintomi, modelli familiari, geni di rischio, esito e risposta al trattamento (Jiang et al. 2022, Yamada et al. 2020).

Per supportare il modello dimensionale il National Institute of Mental Health (NIMH) ha proposto il sistema Research Domain Criteria (RDoC). “Il RDoC fornisce un quadro che esclude le diagnosi categoriali e adotta la valutazione dimensionale basata su indicatori genetici, neurali e comportamentali. Il sistema è composto da sei domini di ricerca e otto unità di analisi” (Yamada et al. 2020).

Numerosi campi di ricerca stanno validando il modello dimensionale e il modello di un singolo Big Spectrum. La ricerca sui deficit cognitivi sta prendendo slancio dalla considerazione che questi deficit sono la caratteristica principale della schizofrenia e dei disturbi dell’umore (Franza et al. 2018).

Anche in questo campo, tuttavia, è evidente la sovrapposizione dei deficit nei diversi domini cognitivi. Infatti, sia gli individui con schizofrenia che gli individui con disturbi affettivi hanno un’alterazione dell’attenzione, dell’apprendimento verbale e della funzione esecutiva.

I deficit cognitivi sono gli stessi. La differenza è solo quantitativa e non qualitativa. La situazione si è complicata quando alcuni studi recenti hanno identificato gli stessi deficit quantitativi dei disturbi affettivi nei gruppi di controllo di individui sani (Keramatian et l. 2022, Torres et al. 2020).

Queste osservazioni indicano la complessità dell’approccio clinico ai disturbi affettivi. Il clinico deve prima considerare la dimensionalità del complesso sintomatologico senza soffermarsi solo sui fenomeni più evidenti.

In conseguenza di questa complessità, si rende necessario un intervento integrato in cui le diverse figure professionali interagiscono. Questo intervento (psichiatrico, psicoterapeutico, riabilitativo, educativo) deve mirare ad agire sui diversi gruppi sintomatologici.

Deve agire sui fenomeni che sorgono lungo un continuum per cercare di arrivare a un intervento mirato, preciso, centrato sul paziente. I professionisti della salute mentale devono iniziare dal trattamento del temperamento fino ad arrivare a sintomi più complessi come i disturbi psicotici.

Il 3° Congresso Nazionale della EDA Italia Onlus e il  4th Workshop of Psychiatric Studies Centre, che si terrà a Olbia, Italy dal 29 settembre 20220 al 1 ottobre 2022, hanno riunito le conoscenze, l’esperienza e la professionalità di molti HealthCare Workers. L’integrazione di diverse professioni può portare allo sviluppo di nuove conoscenze e nuovi strumenti terapeutici. L’obiettivo è mettere il paziente al centro del nostro universo lavorativo per fornire tutto ciò che è necessario per la cura e il benessere.

Francesco Franza (President of “EDA Italia Onlus”)& Giuseppe Tavormina (President of “Cen.Stu.Psi.”)

References

1.  Akiskal HS, Bitar A, Puzantian, V, Rosenthal T, Walker PW: The nosological status of neurotic depression. Arch Gen Psychiatry 1978; 35:756-66

2. Akiskal HS: The bipolar spectrum–the shaping of a new paradigm in psychiatry: Curr Psychiatry Rep 2002;4:1-3.

3. Akiskal HS: The temperamental foundations of affective disorders. In: Mundt C, Freeman HL, Hahlweg K, Fiedler P, editors. Interpersonal Factors in the Origin and Course of Affective Disorders. Gaskell; London, UK: 1996. pp. 3–30

4. Franza F, Solomita B, Pellegrino F, Aldi G. Relationship between Cognitive Remediation and Evaluation Tools in Clinical Routine. Psychiatr Danub 2018; 30 (Suppl 7): 405-408.

5. Jiang L, Qiao K, Li Q, …Psychiatric Imaging Consortium: Categorical and dimensional deficits in hippocampal subfields among schizophrenia, obsessive, bipolar disorder, and major depressive disorder. Biol Psychiatry Cogn Neurosci Neuroimaging 2022;5:S2451-9022(22)00155-0

6. Keramatian K, Torres IJ, Yatham LN: Neurocognitive functioning in bipolar disorder: What we know and what we don’t. Dialogues Clin Neurosci 2022;23:29-38.

7. Malhi GS & Porter R: Mood disorders are categorically dimensional! Aust N Z J Psychiatry 2016;50:1038-1039.

8. Tavormina G: From the Temperaments to the Bipolar Mixed States: Essential Steps for the Clinicians on Understanding The Mixity. Psychiatr Danub 2021; 33 (Suppl 9): 6-10.

9. Tavormina G: Bipolar disorders and bipolarity: the notion of the “mixity”. Psychiatr Danub 2019;31(Suppl 3):434-437.

10. Torres IJ, Qian H, Basivireddy J, Chakrabarty T, Wong H, Lam RW, Yatham LN: Three-year longitudinal cognitive functioning in patients recently diagnosed with bipolar disorder. Acta Psychiatr Scand 2020;141:98-109.

11. Yamada Y, Matsumoto M, Iijima K, Sumiyoshi T. Specificity and Continuity of Schizophrenia and Bipolar Disorder: Relation to Biomarkers. Curr Pharm Des 2020;26(2):191-200.

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