Declino cognitivo soggettivo: come affrontarlo

La ricerca clinica cerca disperatamente di trovare rimedi terapeutici per la cura dei deficit neurocognitivi nell’anziano. È importante intercettare precocemente i sintomi che potrebbero predire la comparsa delle demenze. Per tale motivo i clinici sono alla ricerca di sintomi precoci fondamentali per diagnosticare l’evoluzione verso tali patologie. Il declino cognitivo soggettivo rappresenta una opportunità.

NORMALE DECLINO COGNITIVO

Il normale invecchiamento cognitivo è caratterizzato da un declino quasi ininterrotto della velocità di peggioramento. Ciò si manifesta a partire dalla prima età adulta con una accelerazione del calo della memoria e del ragionamento (Salthouse TA. 2019). Il cambiamento cognitivo è un normale processo di invecchiamento. Alcune capacità cognitive, così come il numero di parole ricordate, sono resistenti all’invecchiamento cerebrale e possono persino migliorare con l’età. Altre capacità, invece, come il ragionamento, la memoria e la velocità di elaborazione, diminuiscono gradualmente nel tempo. Ovviamente non è così in tutti gli anziani. Esiste una notevole eterogeneità nel livello di declino di alcune abilità (ad es., ragionamento percettivo e velocità di elaborazione) (Harada CN et al., 2013).

Per fortuna, ci aiuta la nostra personale, conquistata e coccolata riserva cognitiva (anni di lavoro, di studio, attività ludiche, di volontariato e così via). Ma di questa ne abbiamo già parlato in precedenti articoli.

IL DECLINO COGNITIVO SOGGETTIVO

Per declino cognitivo soggettivo si intende un’auto-valutazione del proprio declino cognitivo: le prestazioni cognitive e intellettive sono ancore adeguate. Anche i punteggi ai tradizionali test neuropsicologici (ad es., MMSE, MOCA, etc.) sono nella norma.

Molte persone anziane, tuttavia, preoccupati dalla comparsa di piccole défaillance si rivolgono al loro medico.

 Altre volte, sono i familiari a preoccuparsi e chiedere un parere sanitario. Interessanti e teneri sono i volti e le espressioni dell’adulto anziano che sopportano le ansie dei parenti in presenza dell’illustre esperto sulle demenze. “Mica mi sono indementito!!”. “Ho solo dimenticato di dare la paghetta ai miei nipoti!”. E iniziano spontaneamente a citare le tabelline a memoria o la formazione della nazione italiana vincitrice dei mondiali del 1982.

In molti casi, però, portano al loro medico la comparsa di piccole dimenticanze, di errori di valutazione e di orientamento. Spesso riferiscono anche un po’ di malinconia, di tristezza e un facile pianterello. «Mi commuovo facilmente», riferiscono. “I vecchi sono così!” È l’opinione di alcuni. “Nella vecchiaia sono cose normali”, “I vecchi sono depressi!” sentenziano altri. In effetti non è proprio così.

ALLA RICERCA DEL DECLINO COGNITIVO SOGGETTIVO

Per questo motivo, e per dare importanza alla situazione i ricercatori si sono messi al lavoro. Alla ricerca del neurone perduto! o presunto tale. Sono iniziati a  emergere diversi risultati di studi sul declino cognitivo soggettivo e la loro  relazione con la demenza.  In particolare, è stata evidenziata una stretta associazione tra il declino e il tempo di insorgenza della demenza. Ma non più di questo.

Interessanti, tuttavia, sono le evidenze che indicano che maggiore è il grado di declino cognitivo soggettivo maggiore è la possibilità di sviluppare il Disturbo Cognitivo Lieve [Mild Cognitive Impairment (MCI)]. Da qui alla demenza il passo è breve. Tutto si muoverebbe su una linea continua (un continuum) che parte dalle funzioni cognitive conservate e passa per il declino cognitivo soggettivo. Da qui il declino continua verso il Disturbo Cognitivo Lieve per terminare delle Demenze (Morbo di Alzheimer e altre demenze).

COME COM-PRENDERE IL DECLINO COGNITIVO SOGGETTIVO

Il declino cognitivo soggettivo è noto anche come disturbo della memoria soggettiva. Il clinico su segnalazione dell’adulto anziano comprende che c’è qualcosa che non va. Il paziente riferisce un peggioramento delle proprie capacità di pensiero, soprattutto della memoria.  Ne prende atto. Tranquillizza il paziente. «È normale, ti stai facendo vecchio!», con risultati non certo benefici sull’umore. Ma in mente sua non può non pesare: «E adesso che faccio?». Non può utilizzare strumenti di valutazione perché non ce ne sono di specifici. «Gli somministro un MMSE? Gli faccio una TAC, una RMN?». Ancora una volta utilizza lo strumento fondamentale della pratica sanitaria: il racconto del paziente, dei familiari e delle loro preoccupazioni.

Insomma, il declino cognitivo soggettivo può essere considerato un normale fattore dell’invecchiamento. Tuttavia, non necessariamente è un sensale tra la funzione cognitiva normale e il Disturbo Cognitivo Lieve. Ma non deve essere trascurato. Dovrebbe essere utile valutarlo. Non si sa mai. 

IL FRAMINGHAM HEART STUDY

Framingham è una piccola cittadina degli Stati Uniti d’America facente parte della contea di Middlesex nello stato del Massachusetts.  Questa ex città manifatturiera dei colletti blu è ora un vasto sobborgo occidentale di Boston con una alta densità di colletti bianchi tecnologici e professionisti aziendali. Framingham è diventata famosa in ambito sanitario per il Framingham Heart Study.

È stato il primo importante studio epidemiologico, condotto dal 1948, per la valutazione del rischio delle patologie cardiovascolare nella popolazione generale. Nel corso degli anni lo studio ha studiato anche le conseguenze degli stili di vita sulla comparsa di malattie cerebrovascolari. Questo studio continua ancora oggi raccogliendo i dati di diverse generazioni.

LO STUDIO SUL DECLINO COGNITIVO SOGGETTIVO

Approfittando della disponibilità della comunità di Framingham, un gruppo di ricerca affiliato alla Università di Boston è andato alla ricerca del declino cognitivo soggettivo. Lo studio è stato coordinato dal Prof. Moonil Kang. Ha “semplicemente” valutato il declino cognitivo soggettivo tra il 2005 e il 2019 per 12 anni. I risultati dello studio sono stati pubblicati nel numero di luglio 2024 della rivista scientifica JAMA Psychiatry. Allo studio hanno partecipato i cittadini con un livello cognitivo normale e di età maggiore o uguale a 60 anni. Sono fatte loro semplici domande come: «Senti che la tua memoria sta peggiorando?» Durante le visite neuropsicologiche, ai partecipanti è stato chiesto: «Hai qualche preoccupazione sulla tua memoria o sul tuo pensiero?».

Nella tabella 1 sono presentati i partecipanti allo studio.

Gli eventuali Disturbo cognitivo lieve e le demenze sono stati diagnosticati mediante il manuale diagnostico per i disturbi mentali DSM-IV

Essendo il capo del progetto, il Prof. Kang, un epidemiologo genetista sono stati determinati, tramite prelievo ematico, i genotipi APOE (cosa sono? a cosa servono? cosa indicano? rimandiamo il lettore volenteroso alla lettura della tabella allegata).

DISCUSSIONE

In generale, i risultati dello studio hanno evidenziato che il declino cognitivo soggettivo ha preceduto la comparsa del Disturbo Cognitivo Lieve di 4,4 anni in media. Gli stessi sintomi hanno anticipato la comparsa del Morbo di Alzheimer di 6,8 anni, in media.

Il disturbo cognitivo soggettivo è stato, quindi, considerato un importante predittore del tempo di comparsa del Disturbo cognitivo lieve e del Morbo di Alzheimer.

Lo studio ha anche dimostrato che il rischio di declino cognitivo soggettivo su un futuro declino cognitivo più grave era indipendente dalla presenza dell’APOE E4.

È stato anche riscontrato che la depressione era associata significativamente sia al declino cognitivo soggettivo sia alla comparsa del declino cognitivo lieve e della demenza.

Dei 1596 partecipanti con SCD, solo 121 progredirono verso un declino cognitivo grave durante il periodo di studio.

CONCLUSIONI

Lo studio ha preso come esempio i risultati ottenuti negli anziani della cittadina americana. I livelli del declino cognitivo soggettivo non sono indizio assoluto della comparsa nel tempo di deficit cognitivi gravi. Può essere, tuttavia, considerato un importante “premonitore” del futuro declino cognitivo delle demenze. Gli autori concludono che, per tale ragione, dovrebbe essere utilizzato come screening precoce nella comunità. sarà utilizzabile? Bisognerebbe sviluppare strumenti di valutazione attendibili. Nel frattempo, gli anziani continueranno a giustificare i propri errori, speranzosi che non sia nulla di grave.

Articoli correlati