Un crogiuolo di emozioni

«L’ora è fuggita e muoio disperato» nella Tosca di Giacomo Puccini è il grido di dolore che simboleggia l’intrigo e l’uragano di passioni ed emozioni di questa opera immortale.

L’aria «E lucevan le stelle» del terzo atto dell’opera lirica Tosca di Giacomo Puccini rappresenta l’inizio del grido di dolore del protagonista. Probabilmente è tra le arie più conosciute dell’opera lirica. La Tosca di Giacomo Puccini su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica è un crogiuolo di emozioni e di sentimenti dell’animo umano. Saranno probabilmente rappresentati tutti?


La storia della Tosca

L’opera narra la storia del pittore Mario Cavaradossi e della sua amata Floria Tosca. Ambientata nella Roma papale dell’inizio del XVIII secolo la storia è intrisa di pagine di dolore, di amore, di angoscia e di tragedia. Tra amori, gelosie, angoscia, vendette, tradimenti, speranze e delusioni sono rappresentati tutti i sentimenti umani armonizzati dalla musica di Giacomo Puccini. In questa sua opera il Maestro raggiunge probabilmente una delle più alte vette che la musica abbia mai raggiunto.   Le vicende narrate nella sua Tosca riflettono il malessere e le speranza del Maestro agli esordi della sua intensa vita (Adami 2014).


La storia dell’addio alla vita

La Tosca narra la storia del tempo dell’addio alla vita si avvicina. manca sempre meno tempo. Con l’aria “E Lucevan le stelle” l’angoscia del condannato, del pittore Mario Cavaradossi, viene rappresentata da una rassegnazione che paradossalmente allevia le sue sofferenze. L’angoscia è mitigata dall’idea che il suo martirio abbia salvato la vita di un’altra persona, il bonapartista Cesare Angelotti. Una vena di orgoglio e di calore inizialmente accompagna il destino di questo sventurato. Ma all’improvviso esplode il ricordo sentimentale e sensuale dell’amata Tosca. Esplode il crollo emotivo di Cavaradossi in un grido disperato. Riconosce il dolore dell’addio alla vita e della perdita di una storia che non gli appartenerrà più e che non potrà più conoscere.


I paradossi e gli equivoci

La Tosca è anche un’opera di equivoci e paradossi, di vere e proprie trappole mentali in cui cadono i protagonisti. Il primo equivoco, il ritratto dell’Attavanti sulla parete della cappella, scatena la gelosia di Tosca. La gelosia di Tosca scatena la rabbia della protagonista. Mario Caravadossi non può certo svelare il motivo per proteggere l’amata. Il miserabile e falso Barone Scarpia approfitta della sua gelosia «...Io qui mi struggo e intanto d’altra in braccio le mie smanie deride!». Un altro aspetto paradossale della storia, e che a tratti assume anche un aspetto sarcastico, è la disperazione di Cavaradossi in attesa della esecuzione. Tosca, nel frattempo, aveva trovato la soluzione alla sofferenza. È una soluzione tragica, segnata dalla morte del carnefice Scarpia. Scarpia incarna un personaggio cattivo, per alcuni versi, molto moderno. Detiene il potere, l’arroganza del potere.


Altra storia, altre emozioni

Nella Tosca il Barone Scarpia probabilmente è un narcisista, con probabili fasi maniacali. Tutto gli è dovuto, tutto può. Artefice del destino delle sue vittime, diventa a sua volta la vittima di un destino atroce. Al culmine della passione, al culmine della sua ennesima vittoria, travolto dalla passione infame e carnale e da essa accecato, espone le sue debolezze alla lama fredda della sua vittima. La vittima che uccide diventa l’eroina. L’eroina diventa un carnefice furioso: «Muori, dannato muori!» grida con rabbia e ferocia Tosca. La musica esplode in una marea di passioni tra alti e bassi, tumulto e lentezza rallentando nel «Davanti a lui tremava tutta Roma!». Con un ghigno sarcastico intriso di dolore che sfocia in una angoscia profonda nel ricordo del suo amato condannato, Tosca lo conduce alla morte.


La Tosca è un’opera di emozioni estreme

Si passa dall’amore romantico a quello sensuale dal desiderio di potere e di conquista alla lealtà e all’onestà. La protagonista finale, tuttavia, è la morte, o meglio, il dolore della morte attesa. I protagonisti dell’Opera moriranno tutti, i buoni e i cattivi. Non ci saranno vincitori. È un’opera tragica, addirittura paradossale nella sua esasperazione del destino. C’è un unico filo conduttore rappresentato dal destino. È un’opera che svela tutti i repentini cambiamenti delle emozioni dell’animo umano. È difficile non trovare una emozione in quest’opera. La storia dei protagonisti è pervasa da un senso di angoscia, anche nel primo atto quando la trama tessuta sembra orientare verso sentimenti positivi e vincenti. Nell’aria

L’arte nel suo mistero,
le diverse bellezze insiem confonde…

oppure nella poesia di “Recondita armonia”.


Tosca, la protagonista

La gelosa Tosca espime tutto il suo amore per Mario Cavarossi. Nel primo atto Tosca sussurra “Mario, Mario, Mario” per richiamare il suo amato. È una dichiarazione d’amore, di preoccupazione e di gelosia ma anche di descrizione del loro amore futuro. Amore preoccupato e ricambiato da Mario Cavaradossi. Questo grido d’amore si trasformerà nel grido di dolore dell’ultimo atto della Tosca.

Nell’aria “Vissi d’arte, la protagonista manifesta tutto il suo dolore e la sua profondità emotiva. Apparentemente superficiale, inutilmente gelosa del primo atto, di fronte al dramma che sta per vivere, Tosca angosciata dalla paura della morte imminente esplode tutta la sua profondità emotiva. L’aria man mano si trasforma da un respiro di paura a una esplosione di speranza e di preghiera. È un continuo mutamento dell’espressione emotiva.


Il “Te Deum”

Probabilmente il significato delle pulsioni emotive non può essere meglio rappresentato dal “Te Deum” alla fine del primo atto della Tosca. C’è amore, armonia, tumulto passionale, espressione del potere. Anche il perfido e crudele Scarpia esprime speranza e melanconia amorosa «in languidir con spasimo d’amor». La musica di sottofondo inizia con un sussurro, mentre Scarpia esprime tutto il suo potere «nel suo cuor si annida Scarpia». Ma man mano la musica religiosa di fondo incalza e inizia a fondersi con la voce del crudele Scarpia. Inizia un canto pronto ad esplodere spinto dalla fede, nel coro che accompagna, dal suono incalzante delle campane, dalla preghiera. I tamburi, gli strumenti a fiato, l’orchestra e il coro esplodono in un grido di passione. È un tumulto di passioni, di emozioni.


E lucevan le stelle

Il condannato si avvia al patibolo. Puccini con una immaginazione mistica e magica ne descrive musicalmente il momento. Probabilmente anche senza le parole la musica avrebbe dato significato e contenuto alla storia. È Il momento della perdita della vita, della amata e della speranza. Nel ricordo delle passioni e dei momenti vissuti con l’amata, non può non ricordare la misera condizione attuale, la perdita della speranza. Nell’attesa di essere condotto davanti ai suoi carnefici, Cavaradossi si lancia in un proclama misto a rimpianti, ricordi, amore, angoscia e dolore.

«Svanì per sempre il sogno mio d’amore…

e muoio disperato,

l’ora è fuggita,

e muoio disperato!

E non ho amato mai tanto la vita!

tanto la vita».

Una descrizione dell’animo umano e delle sue passioni: è questa la Tosca.


Il dramma si concluse

Arriva, ora il momento della dolorosa farsa, della vittoria del male, dell’infamia. Tosca diventa definitivamente il marchio della morte. «O dolci mani, mansuete e pure» che si sono macchiate di sangue e che sono diventate vittoriose. Tosca e Cavaradossi sembrano finalmente sereni, riacquistano la speranza della «vita che prende ogni splendore» esplodono in un canto d’amore e di felicità. Ma Puccini ci riserva la sorpresa finale. La vita non è una fabia. Non può concludersi con un “e vissero per sempre felici e contenti”. La realtà è altra cosa. In un grido paradossale di amore «estati d’amore» i due amanti di lasciano, in attesa di ritrovarsi.

Ma il destino compie il suo percorso.

«Mario, Mario, Mario!» è il grido di dolore che diventerà simbolo dell’amore della persona amata.

Tosca maledicendo per l’ultima volta Scarpia, perde definitivamente la speranza. Non c’è più alcun motivo per vivere. Tosca si lancia giù dalla torre di Castel Sant’Angelo. Riesplode la musica «Svanì per sempre il sogno mio d’amore… e muoio disperato… e non ho amato mai tanto la vita!».


Suggerimenti di ascolto e di lettura

Giacomo Puccini. Tosca di Herbert von Karajan, Filarmonica di Vienna, Leontyne Price, Giuseppe di Stefano, Giuseppe Taddei & Fernando Corena. Edizioni Decca, 1963

Giacomo Puccini. Tosca di Victor de Sabata, Orchestra del Teatro alla Scala di Milano, Maria Callas, Giuseppe di Stefano, Tito Gobbi. Warner, 2023

Giuseppe Adami. Giacomo Puccini. Il romanzo della vita. Il Saggiatore, 2014

Giacomo Puccini. Tosca: Libretto integrale con schede illustrative. Independently published, 2019

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