Il rumore del nostro cervello

Una meta-analisi di studi comportamentali, di neuroimaging e di rilevamento del segnale sul monitoraggio della fonte nella psicosi

Una capacità cardine dell’individuo è quella di discriminare correttamente l’origine degli stimoli. Questa abilità si chiama Source Monitoring (monitoraggio della sorgente), è implicita e ci permette di ricordare se, ad esempio, una parola è stata pronunciata da noi stessi o da qualcun altro. Grazie al Source Monitoring, non solo riusciamo a differenziare ciò che proviene dall’interno da quanto invece viene generato da altri (reality monitoring), ma è anche possibile discriminare tra stimoli interni (es. ricordare se ho performato un’azione o l’ho solo pensata) ed esterni (es. ricordare se ho letto oppure ascoltato una parola).

Nelle condizioni psichiatriche caratterizzate da un contatto alterato con la realtà, come le psicosi, la riduzione dell’abilità di Source Monitoring è un fenomeno consolidato e che si associa alla presenza di specifici sintomi positivi, come le allucinazioni. La linea di ricerca del nostro gruppo ha permesso di capire che, nelle psicosi, la forma di source monitoring più compromessa è quella interna. In particolare, il deficit si evidenzia maggiormente nel discriminare gli stimoli immaginati, che vengono confusi con stimoli performati oppure provenienti da sorgenti esterne.

È stato quindi ipotizzato che il deficit possa risiedere nelle caratteristiche intrinseche degli stimoli immaginati, dove manca un chiaro confronto con la realtà in assenza di feedback sensomotori oggettivi. Questo dato è coerente con i recenti reperti di neuroimmagine che evidenziano la presenza di una desincronizzazione delle onde cerebrali spontanee (ovvero, generate in assenza di stimoli esterni) nei disturbi piscotici.

Per studiare meglio il fenomeno del Source Monitoring, alcuni studi hanno utilizzato formule di signal detection theory. Queste quantificano la capacità di cogliere un segnale portatore di informazione dal “rumore di fondo” non rilevante. Dalla sintesi meta-analitica di più di 50 studi, queste misure si sono in effetti rivelate ottimali per discriminare gli individui con diagnosi di psicosi dalla popolazione generale.

Queste evidenze hanno permesso di ambire all’implementazione del Source Monitoring nella pratica clinica. L’obiettivo per il prossimo futuro è di costruire un task dotato delle seguenti caratteristiche:

    • un alto potere discriminativo
    • la possibilità di fornire un riscontro immediato e automatico al clinico
    • la pubblica disponibilità del task
    • la possibilità di discriminare gli aspetti cognitivi del Source Monitoring (es. memoria) da quelli più strettamente legati ai sintomi clinici

    Sono quindi stati progettati due task (uno di Reality Monitoring e uno di Source Monitoring Interno) con il fine di selezionare il task e le misure maggiormente in grado di discriminare i pazienti dalla popolazione generale. Questo studio potrebbe fornire un nuovo strumento per la diagnosi e la valutazione dell’efficacia delle terapie nello spettro delle psicosi.

     

    Riferimenti:

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