Servitori di una umanità sofferente

Storie di eccessiva sicurezza: 3 storie per migliorare la psichiatria

Nell’articolo di Nicolas Badre e David Lehman sono descritte tre storie cliniche che sono significative della complessità diagnostica e terapeutica in psichiatra. L’articolo dal titolo “Tales of Overconfidence: 3 Stories to Refine Psychiatry” (trad.: Storie di eccessiva sicurezza: 3 storie per perfezionare la psichiatria) è stato pubblicato online il 9 aprile 2025 sulla rivista Psychiatric Times).

Gli autori descrivono tre storie. Sono storie di sofferenza, di valutazioni, di presunzione diagnostica e terapeutica, di sopravvalutazione e di umiltà. Riporteremo di seguito una sintesi di queste tre storie.

Introduzione

Gli autori iniziano con il sottolineare la riposta del terapeuta alla richiesta di aiuto da parte di persone che presentato la loro angoscia, la loro sofferenza o più semplicemente i loro sintomi. E il terapeuta sulla base dei propri strumenti acquisiti, dei propri saperi fa una ipotesi di lavoro. Gli strumenti, i saperi sebbene con tutte le critiche negative possibili (vedi ad es., i criteri diagnostici del DSM o dell’ICD) servono ad evitare che la psichiatrica precipiti in un caos. Gli autori affermano che «senza di questi, la psichiatria rischia di scivolare nel caos, dove le etichette vengono applicate in modo approssimativo tanto da perdere il loro significato… eppure questi modelli a volte vaghi si solidificano in caricature – il farmacologo riduzionista o il guro psicodinamico – e alimentano il tribalismo». Contro gli attacchi e le critiche ideologiche senza contenuti scientifici o con conclusioni superficiali, affermano gli autori, è necessaria una difesa dei modelli scientifici e culturali sollecitando una incorporazione dei saperi senza pregiudizi.

LE STORIE

Gli autori dell’articolo per sostenere la necessità di un confronto e della difesa delle evidenze scientifiche in psichiatria espongono tre storie (tre casi clinici) da cui dimostrano come solo dalle riflessioni delle evidenze scientifiche e cliniche si può approdare a conclusioni adeguate.

Gli autori avvertono che sono racconti di errori, di eccessiva sicurezza, di ideologie rigide, invitando i clinici ad affrontare le storie dei nostri pazienti «con umiltà e con un sano scetticismo».

La prima storia:

Il ricovero di Ray Osheroff al Chestnut Lodge.

La prima storia ha inizio nel 1979 quando un uomo di 41 anni, Ray Osheroff, si recò al prestigioso ospedale psichiatrico del Maryland, il Chestnut Lodge. Soffriva di una depressione disabilitante e quell’ospedale era un lugo famoso per la cura di tale malattia. In quel periodo nel Chestnut Lodge predominava la tradizione psicoanalitica e, pertanto, i farmaci erano visti come inutili, o addirittura dannosi e pericolosi.

A Roy fu diagnosticato un disturbo narcisistico di personalità e sottoposto a un trattamento psicoanalitico intensivo. Nonostante si osservavano peggioramenti della sintomatologia depressiva con deterioramento organico, la rottura dei legami familiari e la perdita di 40 chili in sette mesi, Ray continuava a essere sottoposto a tale terapia. «Gli antidepressivi erano respinti come cura dalla rigida dottrina psicoanalitica che imperversava al Lodge».  Solo l’intervento della madre portò Ray a dimettersi e a ricoverarsi a un altro ospedale, allora poco conosciuto, a Silver Hill Hospital. Iniziò una terapia con antidepressivi e nel giro di un mese vide un significativo miglioramento della sintomatologia depressiva. La rigida visione del Chestnut Lodge era associata a un comportante «arrogante e alla volontà di aggrapparsi a un metodo nonostante le evidenze cliniche». Questa storia ebbe una grossa eco mediatica e giuridica e secondo gli autori «indebolì il dominio freudiano e potenziò i trattamenti biochimici».

La seconda storia:

Susannah Cahalan: Riduzionismo psichiatrico

La seconda storia riguarda il caso di Susannah Cahalan, una giovane report di 24 anni. Presentava una sintomatologia caratterizzata da una iniziale paranoia e intorpidimento. Successivamente presentò convulsioni e l’esplosione di una vivida psicosi. Fu ricoverata al NYU Medical Center dove continuò a presentare convulsioni, allucinazioni e crisi di agitazione psicomotoria. I clinici del centro ipotizzarono che Susannah fosse affetta da una sindrome da astinenza da alcol o di un episodio schizofrenico. Indottrinati dal riduzionismo biologico psichiatrico le somministrarono antipsicotici.

Nonostante le massive cure antipsicotiche e sedative la situazione peggiorava e Susannah continuava a peggiorare. Un medico aprì la sua mente verso altre ipotesi e scoprì la vera causa: l’encefalite anti-recettore NMDA, una condizione autoimmune che imita la follia. Il cervello di Susannah era sotto attacco del suo stesso sistema immunitario che portava alla esplosione di una sintomatologia psicotica. Iniziò, quindi, una terapia con steroidi, plasmaferesi. «La guarigione di Cahalan, affermano gli autori, ha messo a nudo le insidie ​​della fretta della psichiatria di etichettare piuttosto che indagare».

La terza storia:

Laura Delano: Patologizzazione infinita

È la storia di un lungo cammino di patologizzazione. Gli autori narrano la storia di una adolescente di 13 anni, Laura Delano. In seguito a un episodio critico di disagio, di inquietudine, che sfociò in un tentativo di suicidio consultò uno psichiatra che dopo una sola seduta le diagnosticò un disturbo bipolare. Le prescrisse stabilizzatori dell’umore e antidepressivi. Da allora iniziò una lunga storia di diagnosi (disturbo depressivo maggiore, disturbo alimentare, abuso di sostanze, disturbo borderline di personalità) e di farmaci (19 farmaci diversi). Poco dopo i venti anni Laura, in seguito a una ulteriore grave crisi, e osservato il fallimento delle terapie finora utilizzate, decise di separarsi dell’etichetta di “malata di mente”. Sospese, così, gradualmente i farmaci e iniziò una nuova vita. 

«Le sue memorie pubblicate nel 2025 ritraggono una vita riconquistata – una carriera fiorente, un matrimonio amorevole, 2 figli – prova di una narrazione più ricca di quanto la psichiatria avesse consentito. (Questa storia) sfida il campo a riflettere sulla nostra capacità di riconoscere quando i nostri trattamenti e le nostre etichette possono persistere oltre il punto in cui sono terapeutici».

LEZIONI DI UMILTÀ

«L’eccessiva sicurezza di sé può eclissare la realtà del paziente»

«Le storie di Osheroff, Cahalan e Delano rivelano una verità fondamentale: il potere della psichiatria non risiede nella rigida fedeltà a un singolo paradigma – psicoanalisi, diagnostica riduttiva o incessante patologizzazione – ma nella sua capacità di adattarsi e mettere in discussione se stessa».

Gli autori concludono che queste storie devono aiutarci a riflettere. Ci invitano ad evitare etichette, ad ancorarsi a dottrine, di resistere a restare nel confort delle proprie conoscenze e delle proprie idee. Ogni medico deve fare un bagno di umiltà e dobbiamo «onorare l’intricata umanità di coloro che serviamo, assicurandoci che la psichiatria rimanga un campo di guarigione, non di arroganza. Se c’è un tema che sottolinea lo sviluppo di ogni saggio psichiatra, è l’umiltà che emerge dal riconoscimento dei limiti del campo rispetto al vasto panorama della sofferenza umana».

Autori

Il dottor Badre è uno psichiatra clinico e forense di San Diego. Insegna educazione medica, psicofarmacologia, etica in psichiatria e cure penitenziarie.

Il dottor Lehman è uno psichiatra clinico di San Diego. Opera in ambito ospedaliero e ambulatoriale. Insegna storia dell’assistenza clinica e della psichiatria, ottenendo numerosi premi per l’insegnamento.

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